Seconda parte – Pedagogia di genere

La seconda parte del libro che stiamo studiando per pedagogia di genere introduce il metodo narrativo e la ricerca di genere nel 1996 Barthes, parlo dell’importanza della centralità della narrazione.per lui la narrazione è come la vita esiste di per sé ed è transculturale e trans storica.la narrazione è in particolar modo importante per tutte quelle materie che consideriamo umanistiche.

Il primo vero pensatore del metodo narrativo e della ricerca di genere (e soprattutto della centralità della narrazione) è Bruner .

Lui distingueva il pensiero logico scientifico e il pensiero narrativo , in tutte le narrazioni si presenta chiaramente il problema della verità -che può creare l’orrore dell’ambiguo , che può essere nemica della scienza, che deve essere studiata dai culturale studies e necessita di un’adeguata rappresentazione… qual è quindi tutto ciò la funzione della narrazione?

La narrazione è uno strumento di produzione di senso e costruzione dell’identità, le narrazioni sono delle storie di vita individuali ,strumenti utili a rendere conto della complessità del mondo contemporaneo. In merito a questo gli studiosi che citiamo in causa sono sempre Bruner e Harendt , per il primo attraverso la narrazione i soggetti danno un senso alle esperienze il cui significato può essere colto solamente una retrospettiva attraverso l’interpretazione mentre per Harendt la storia rivela il significato di ciò che altrimenti rimarrebbe una sequenza intollerabile di meri eventi .

Ad oggi tutto questo si lega al concetto di sense making ovvero la costruzione del significato del sé , che è un processo cognitivo attraverso cui i soggetti inseriscono gli eventi all’interno di cornici per dare loro coerenza e significato , quando il self made viene trasferito in ottica narrativa questo consiste in una costruzione retrospettiva di una sequenza di eventi che servono a spiegare l’esito di una storia integrando ogni dettaglio una catena continua di casualità. Ripensare e narrare le proprie azioni ed esperienze anche sociali contribuiscono a creare il senso del sé che contribuisce a sua volta a creare l’identità che si trova attraverso la narrazione può essere di due tipi identità ipse ed un’identità idem.

Possiamo dire che la narrazione ha tre funzioni fondamentali la produzione del senso, la costruzione dell’identità, e la funzione di strumento di ricerca- chiaramente è un tipo di ricerca narrativa che deve essere ideografica e qualitativa -.

Ovviamente ci sono vari tipi di fare narrazione, ma quelli che sembrano più efficaci dal punto di vista qualitativo sono le interviste, in particolare quelle autobiografiche di interviste e sono:

in profondità, qualitativa, libera, ermeneutica che è quella che deve essere interpretata, discorsiva, narrativa, focalizzata.

Ci sono poi anche i racconti di vita in cui il soggetto parla liberamente di un solo aspetto della sua vita , e le storie di vita dove invece il soggetto rielabora tutto il suo vissuto i suoi ricordi .

Le autobiografie sono il classico esempio storie di vita.

Perchè viene scelta quindi tra tuttel’intervista autobiografica? Perché può raccontare in modo onesto ciò che una persona può dire poiché le sue caratteristiche fondanti sono la centralità del racconto, l’intenzionalità del racconto l’importanza della memoria l’integrazione sociale e la direttività del ricercatore.

L’intervista autobiografica si muove sulle basi della Grounded theory che permette di scoprire il mondo della persona intervistata che permette un obiettivo analitico ovvero di individuare gli elementi costitutivi di quel particolare fenomeno sociale centrando anche l’obiettivo esplorativo che il ricercatore fa di ricercatore attraverso la theoretical sensibility cioè attraverso l’ascolto e il racconto.

Ma l’intervista autobiografica ha anche dei difetti…

Come facciamo ad essere sicuri che quella che leggiamo sia la verità? Basandoci sui tre principi fondamentali di prima ma unendo ad essi il metodo definitivo studiato da Lucia Lumbelli che prevede di considerare qualità e quantità in modo flessibile, come avviene nel colloquio psicologico.

Per quanto riguarda l’approccio autobiografico lo si può considerare anche come un metodo scientifico se costituito da 3 elementi fondamentali :

Le procedure, la trascrizione delle interviste e l’analisi dei testi prodotti.

Tutti e tre sono collegati tra loro e imprescindibili l’uno dall’altro ma è chiaro che si debba considerare che ci sarà sempre un minimo di interpretazione da parte del ricercatore, anche in base al proprio vissuto personale e socio-culturale, e pensando sempre agli ipotetici tipi di lettori a cui sarà rivolta.

Chi produce queste interviste secondo Damazier e Dubar può avere uno tra questi tre tipi di atteggiamento :

Illustrativo, restitutivo o analitico .

La domanda che ci poniamo in fondo a questa seconda parte del libro è: Esiste una metodologia femminista di fare ricerca??

Non del tutto perché per molti anni è stata lasciata da parte in favore di una narrativa maschile sia nel campo delle scienze umane che soprattutto nel campo delle materie scientifiche. Fu Sandra Hardng colei che criticò aspramente questo vecchio metodo di fare ricerca e da qui le femministe si sono mosse verso una ricerca di tipo qualitativo che permettesse di raccogliere dati ed esperienze che facessero capire l’importanza ed il ruolo della donna all’interno della società. La filosofia italiana Adriana Cavallero afferma che la propensione della narrazione appartiene infatti in maniera storica alle donne fin dalle prime civiltà e quindi di fatto è come se le donne dovesse occuparsi della narrazione perché per loro è funzionale a superare la dipendenza di forme del sapere scientifico che tende a cancellare l’esperienza questo perché prima non gli era permesso di lavorare o di avere una istruzione e quindi loro ruolo nelle società era anche quello di tramandare le storie e delle varie civiltà.

E’ quindi sicuramente importante analizzare alcune storie anche da un punto di vista di genere ,anche se questa discussione è ancora in corso e ad oggi finalmente si possono annoverare in queste fila molti più alleati uomini.

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